Vietnam Gerardo Tommasiello
 

     
 
Frammento 1
L’arrivo. Al primo impatto, con tanto di stanchezza per il volo e il mancato sonno, la città non sembra avere il fascino descritto da Graham Greene. Il caldo, il traffico fanno il resto. La città sembra piatta, pochi palazzi che spuntano qua e là, ma per il resto si estende in piano. In taxi mi era sembrata una cittadina come ne ho visto in Chapas. Deve'essere l'effetto dello stile coloniale a dare una certa somiglianza a mondi cosi lontani. Una sorta di prima globalizzazione. Ma forse è solo il mio bisogno di ritrovare elementi familiari.
Mangio una omelette in un bar accanto all’albergo Number 1, all'angolo della piazza della cattedrale che manco a dirlo si chiama Notre Dame, e della vecchia rue Catinat e oggi Dong Khoi, dov'è l'albergo Continental in cui Greene ha ambientato l'Americano tranquillo. Fuori il traffico scorre lento e vischioso come fosse melassa e si mescola a una musica francese di terz'ordine che viene dall'interno del bar...una canzone su due è della Bruni!
Il workshop comincia mercoledì, cosi ho un giorno pieno per andarmene un po' in giro per scoprire la città.

Frammento 2
Comme un flaneur...alla scoperta della città cercando di perdere il più possibile il senso dell’orientamento passando da una modesta cattedrale ad un "sontuoso" mercato coperto, attraverso eleganti viali, dove le vetrine del lusso mondiale sono abbellite dal raffinato gusto orientale, e rattoppate viuzze secondarie dove anche sui marciapiedi i motorini, sebbene parcheggiati, la fanno da padroni. Decine e decine di veicoli a due ruote che coprono ampie parti di marciapiedi in mezzo ai quali i vietnamiti mangiano seduti su piccolissimi sgabelli, si riposano ovviamente sdraiati o seduti su un sellino, chiacchierano e ridono con le loro bocche spesso sdentate. Il sorriso però sembra franco e genuino.

Frammento 3
Requiem. Il rumore nella sua forma più indistinta, rombo dei motori, clacson, grida, risate, accompagna la vita di questa città dalle prime ore del giorno alle ultime della sera. Solo la notte l'udito ritrova una certa calma, ma il silenzio non sembra arrivare mai. Dalla camera d’albergo spesso si sentono sempre in lontananza il doppio bip dei clacson... Tanto vale alzarsi presto. Alle 6.00 lungo il fiume la luce si leva avvolgente. Non sembra fredda. È calda come una tenue tramonto.
Il workshop comincia dopo colazione: una visita al Museo della Guerra (americana ovviamente) dove oltre ai residui bellici ci sono moltissime foto. Tante scattate dai fotoreporter che in Vietnam hanno perso la vita. Ci sono tutti, da Capa a quelli arrivati per caso e senza mai aver preso una macchina tra le mani…
Molte foto hanno solo valore di testimonianza, straziante, atroce, vera, di parte. Vera e atroce come solo una fotografia può essere: bambini deformi per le conseguenze della diossina e del napalm, corpi straziati dalle bombe inesplose, volti di soldati e ufficiali americani fieri… Di parte come solo una collezione di foto può essere visto che questo popolo non sembra aver smesso di soffrire immediatamente dopo la fine della guerra. Si legge di gente sparita per anni al fine di essere rieducata per aver collaborato con il nemico. Molti hanno ricevuto solo una lettera che li invitava a presentarsi per 1 mese di rieducazione.

Frammento 4
Il Palazzo della Riunificazione, il vecchio palazzo presidenziale, il simbolo della sconfitta. Come molte cose in Vietnam il palazzo si presenta una contraddizione: sobrio, squadrato, lineare, bianco all’esterno; forte, vivo, acceso, pacchiano, rosso all’interno. All'interno prevalgono i velluti o altri tessuti morbidi. Il rosso è onnipresente. Rossi sono i tappeti, le poltrone, i divani, le bandiere. Rosso è il sangue che è stato versato su questa terra e rosso è il colore di buon auspicio del capodanno vietnamita. Il Tet è rosso, è caldo, avvolgente, vischioso come solo il rosso può essere. Il rosso guiderà le mie foto.  

Frammento 5
Viet khieu. Cena in un ristorante di vietnamiti e nessun bianco in giro. Gli uffici sono chiusi per la festa e molti si ritrovano fuori a cena...i vietnamiti fanno tutto fuori. In Vietnam tornano i Viet Khieu. Le strade si ingrossano come il Mekong in piena durante la stagione delle piogge. Molte famiglie sono ancora divise e tanti tornano. All'aeroporto il giorno dell’arrivo c'erano centinaia di persone in attesa di amici e parenti in arrivo per festeggiare assieme il Tet.

Frammento 6
Le foto. Giornata difficile dal punto di vista emotivo. Ero pieno di tanta voglia di fare eppure non riuscivo ad essere pienamente soddisfatto... Ho vissuto la giornata con fatica, stanchezza, timore. Ho scattato centinaia di foto, a decine su uno stesso soggetto, nella stessa posizione per averlo come volevo. Ad un certo punto non riuscivo a tenere la macchina per quanto mi tremavano le mani...Nicolas mi ha fermato e siamo andati a berci un succo di canna da zucchero.
A sera abbiamo rivisto le foto, al buio sul terrazzo dell’albergo, le mie erano cariche di neri profondi, colori innaturali, inquadrature distorte...ho rivisto in quelle foto la fatica e la sofferenza che mi sono costate. In un lampo ho visto quanto per me sia costosa e impegnativa la fotografia. Le foto però mi piacevano…in un lampo ho visto quanto la fotografia possa essere liberatoria.

Frammento 7
L’anno del Bufalo. Andiamo avanti cosi, di dettaglio in dettaglio in attesa che arrivi il Tet. Sale la frenesia nelle strade. È difficile avanzare dentro le stradine per il gran numero di persone e merce esposta. È palpabile la voglia di completare gli acquisti perché tutto sia pronto per il grande giorno. Nelle prossime 72 ore tutto sarà chiuso, anche il nostro albergo smetterà di servire la colazione. I giorni del Tet sono l'unica occasione dell'anno durante la quale i Vietnamiti vanno in vacanza, è il giorno in cui gli antenati tornano dal regno de morti per dare il loro giudizio ai parenti. Dopo un 2008 disastroso, la speranza è che il Bufalo riporti prosperità e ricchezza. È fondamentale allora che tutti siano presenti in famiglia, numerosi, per festeggiare degnamente la più importante festa dell’anno.

Frammento 8
Beauty Center. In serata massaggio per tutti. Un espediente per un sopralluogo all'interno di un salone di bellezza e vederne gli interni, capirne le luci e soprattutto stabilire un contatto per tornare in seguito a fare foto. Tutti dentro allora, ma senza macchine fotografiche per non dare nell'occhio, massaggi e shampoo per tutti. Fuori neon dai colori fluorescenti e ragazze carine con vestiti mini. Il Tet è ormai sulla soglia.

Frammento 9
Il Tet è arrivato. È una festa delirante. Non lo intendo in maniera negativa, e forse nemmeno positiva. Il delirio è nelle centinaia, forse migliaia di persone in giro e quasi nessuno a piedi; nelle decorazioni forti, colorate, pacchiane alle quali non sono più abituato. Il delirio è in tutto ciò che non comprendo perché non mi appartiene, nelle manifestazioni religiose buddiste, confuciane, taoiste, cattolici o caodai. Non c'è forma nelle manifestazioni ma semplice partecipazione personale. Nei templi ci sono motorini parcheggiati, squillano i cellulari dalle suonerie più esotiche e divertenti...tipi strani che si aggirano con macchine fotografiche e si piazzano a pochi metri per cogliere espressioni del viso e manifestazioni di fede sconosciute. Nulla sembra turbarli. Fuori ti implorano con lo sguardo di inquadrare e scattare. Di sceglierli fra i tanti, di non passare oltre. Leggi nei loro occhi il desiderio di un contatto, il desiderio di essere scelti per una foto. Dentro no. Al meglio incrociano il tuo sguardo attraverso l’obiettivo ignorandoti. Nella maggior parte dei casi sorridono e vanno avanti imperturbabili.

Frammento 10
Hoi An. Non so se ho stabilito un ottimo feeling con questa cittadina dai colori impensabili, ma forse è tutta colpa della stanchezza. 10 giorni di workshop intenso sono belli e faticosi. Ma vale la pena arrivare fino in fondo. Anche qui il contatto con le persone è facile. Le case non hanno porte e se ce le hanno sono sempre spalancate per cui tutto ciò che resta loro da aprire è il cuore… e questa gente lo fa sempre con tanta generosità.

Frammento 11
Il ritorno. Il Tet è finito e pure il workshop. L’ultimo sorriso di questo popolo me lo offre Nga, una ragazza di Danang che ritorna a Barcellona dove vive e lavora da 6 anni. Davanti al controllo passaporti le do una mano a raccogliere il passaporto caduto. L’imbarco è fra 15 minuti, allora due chiacchiere per dire grazie e stupirsi che un bianco conosca il Tet sia venuto fin qui solo per fare quattro foto.
 
         

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