Vietnam Luca Terranova
 

         
         
Ho sempre pensato a Saigon come una città con un forte legame con l’acqua, immaginavo i canali percorsi da imbarcazioni cariche di merci, le sponde piene di persone, case e attività di ogni tipo, ed invece il fiume Saigon sembra quasi un impedimento, una barriera che separa due parti della città, attraversato da chiatte che fanno velocemente la spola da una parte all’altra per trasportare fiumi di scooter, ed anche i pochi canali rimasti nella città pian piano spariscono sepolti da colate di cemento per dare un volto più moderno alla città con il pretesto di migliorare le condizioni igieniche.

il resto è invece come avevo sempre pensato, la luce che fa risaltare i colori con le sue dominanti rosse, gialle e blu, la gente in continuo movimento, a piedi, in bicicletta o con gli scooter in un totale disordine e frastuono, ma che inspiegabilmente dopo qualche giorno di abitudine si trasforma in flusso ordinato.  tutto si svolge per strada e nei mercati, senza confine tra sfera privata e pubblica, anche le case hanno sempre la porta aperta, ma non sono solo case sono contemporaneamente negozi, luogo di ritrovo, di culto dove si dorme si mangia si prega e si fa commercio, mentre si sorseggia un caldo caffè vietnamita. durante il viaggio ho usato spesso un grandangolare spinto; mi piaceva l’idea di avvicinarmi il più possibile agli oggetti ed alle persone, cercando di deformarli, alterandone volutamente le proporzioni quasi a farli uscire dalle immagini e contemporaneamente far penetrare lo sguardo di chi osserva negli spazi fotografati.

La luce, poi, ha fatto il resto, con gli interni quasi in penombra, illuminati dalla luce al neon che si combina con quella naturale che filtra dalle finestre socchiuse dando risalto alle mura materiche e agli oggetti che raccontano, almeno quanto i volti umani, la storia dei luoghi e delle gente; i mercati coperti strapieni di generi di ogni tipo, di cibo che straripa fuori dai banchi con il sangue degli animali appena squartati che spicca sul marmo bianco; infine i templi, situati nei luoghi in cui meno te lo aspetti, luoghi magici dove il tempo si ferma, d’improvviso il silenzio interrompe i rumori assordanti provenienti dall’esterno ed il fumo e l’odore acre degli incensi permette a fatica di respirare. Luoghi dove le persone acquistano un'altra identità.
         

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